
Oggi ero seduta dall’altra parte.
Non dietro una cattedra, non davanti a una classe.
Ero allieva. In un laboratorio di albi illustrati, condotto da una collega che ho incontrato in un progetto di coordinamento territoriale e che mi ha subito colpita per come pensa, per come lavora, per come abita il suo sapere.
In aula c’erano anche alcuni miei studenti.
E ho scelto di esserci lo stesso. Anzi, anche per questo.
Perché credo che uno dei gesti più potenti che un docente possa fare sia mostrarsi in apprendimento.
Non fingere di sapere già.
Non stare sempre a dispensare.
Ma sedersi (anche aprendo un albo illustrato) e lasciare che qualcosa arrivi.
Quando i tuoi studenti ti vedono curiosa, incerta, sorpresa,
capiscono qualcosa che nessuna lezione riesce a trasmettere:
che il sapere non finisce.
Che la curiosità non è una fase che si supera.
È una scelta che si rinnova, ogni volta.
Stare dall’altra parte è il gesto pedagogico più onesto che conosco, perché non si sta insegnando che si può imparare, ma si sta facendo vedere come si fa. 🙂
Rompe il copione.


Lascia un commento