Moodboard

Perché usare una mood board in una presentazione?

Perché ci sono cose che le parole, da sole, non riescono a fare.

Una mood board non spiega: fa vedere, fa sentire e fa pensare nello stesso momento.

Quando parliamo di temi complessi — identità, disagio, cambiamento, visione — rischiamo di restare nell’astratto.
Le immagini, invece, rendono tutto immediato. Arrivano prima. E arrivano più in profondità.

In aula lo vedo spesso:
bastano pochi elementi visivi per attivare connessioni, ricordi, esperienze personali.
Le persone smettono di ascoltare passivamente e iniziano a partecipare davvero.

Non è solo una questione estetica.
È una questione cognitiva.

Howard Gardner, con la teoria delle intelligenze multiple, ci ha insegnato che non esiste un unico modo di apprendere.
C’è chi comprende meglio attraverso le parole, ma anche chi ha bisogno di immagini, di connessioni visive, di esperienze.

La mood board parla proprio a queste intelligenze:
attiva il pensiero visivo, coinvolge l’emotivo, facilita la costruzione di significato.

E succede qualcosa di interessante:
le persone non ricevono solo un contenuto, ma lo interpretano, lo collegano, lo fanno proprio.

In questo senso, diventa uno strumento profondamente pedagogico.

Perché non si limita a trasmettere informazioni, ma apre spazi di pensiero.

E forse è proprio questo che cerchiamo quando formiamo:
non essere ricordati per quello che abbiamo detto, ma per quello che abbiamo fatto emergere.

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Mi chiamo Samantha Peroni e sono supervisore, consulente e formatrice. 

Mi riconosco la capacità di fondere abilità e attitudini acquisite in ambiti diversi che adatto a situazioni nuove e confesso di avere una forte propensione all’apprendimento. 

Uso l’intelligenza empatica e detesto le “etichette”. 

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