Guida al buio

ps. Prima di tutto vorrei che fosse apprezzato il “controllo” e la maestria dell’impugnatura del volante… !

Per una persona come me che vive di osservazione, di lettura dei segnali, di sguardo pedagogico… togliere la vista è un atto simbolico oltre che fisico, perchè nel buio non puoi controllare, nè anticipare, nè interpretare con lo sguardo, puoi solo sentire.

Nel buio devi affidarti, impari a lasciarti condurre e accetti di non sapere dove stai andando. (“Per fortuna hai la maschera e non vedi dove siamo”, mi ha detto l’istruttore dopo aver inchiodato con il pedale del freno, visto che i miei riflessi tardavano ad attivarsi)

In quel momento non ero più io a sostenere, a leggere, a tenere, ma quella che veniva accompagnata.

Ho effettivamente riso tanto durante questa esperienza.
Se ci rifletto ora, potrei dire che nel momento in cui ho perso il controllo visivo, ho scelto la leggerezza.

E il mio istruttore mi ha detto molte volte, mentre guidavo, che non si divertiva così da tempo. 🙂

Il divertimento in contesti di apprendimento è un indicatore di sicurezza. Quando qualcuno si diverte con te mentre stai imparando qualcosa di nuovo, vuol dire che non sei in modalità difensiva, ma in modalità esplorativa. Il mio istruttore si chiama Omar ed è un uomo che ha messo al sicuro il mio nervo vago con tanta pazienza e competenza.

All’inizio non trovavo il flow, non so quanto tempo ho impiegato per uscire dal parcheggio e immettermi in strada. Non capivo cosa mi dicesse. O meglio capivo, ma faticavo a tradurre la richiesta in azione.

Immagino sia normale, perchè quando si perde uno dei canali principali (la vista, l’anticipazione, l’analisi), il corpo deve riorganizzarsi.

(“Senti…ora che ascolto cosa mi dici, lo mando al cervello, capisco cosa vuoi ed eseguo il compito ci metto troppo tempo extra che mi stupisco di come non siamo ancora morti entrambi… ce l’hai una buona assicurazione???” ho detto a Omar)

A posteriori mi rendo conto di aver attraversato questa esperienza senza giudicarmi troppo, ma lasciando spazio anche all’imbarazzo, all’incertezza e alla goffaggine.

Si, mi sono sentita parecchio goffa e lenta.

Per una abituata a muoversi con consapevolezza, lucidità, controllo dei processi, sentirsi lenta può essere destabilizzante. “Lentezza”, nel nostro immaginario adulto, spesso equivale a inefficienza.

“Imbranata” equivale a “non all’altezza”. Ma sono rimasta lì.

E ho riso.

Forse a farmi ridere era proprio questo scarto, soprattutto se penso che uno dei miei professori mi definiva una “lepre” davanti agli altri, e che lepre sono stata oggi! Costretta a procedere per tentativi, a tastare, sbagliando traiettoria più di una volta, chiedendo di ripetere ancora e ancora…

Il buio mi ha fatto un regalo prezioso: mi ha ricordato che posso essere competente e imperfetta nello stesso momento, posso perdere controllo, eleganza e restare intera.

Mi ha fatto venir voglia di darmi un abbraccio da sola…

#iosperiamochemelacavoanchealbuio

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Mi chiamo Samantha Peroni e sono supervisore, consulente e formatrice. 

Mi riconosco la capacità di fondere abilità e attitudini acquisite in ambiti diversi che adatto a situazioni nuove e confesso di avere una forte propensione all’apprendimento. 

Uso l’intelligenza empatica e detesto le “etichette”. 

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