Viene da me R. per una lezione di potenziamento cognitivo e mi porta in visione uno dei suoi fumetti preferiti.
Che onore!

Capisco perfettamente che quando un’adolescente ti porta il suo fumetto preferito, non ti sta mostrando solo una storia, ti sta mostrando un pezzo di sé e io mi sento onorata, perchè significa che c’è fiducia tra noi.
Spesso i ragazzi utilizzano linguaggi intermedi come musica, film o fumetti come ponti relazionali. Sono strumenti attraverso cui dire: “Guardami, che ne dici?”.
In quel gesto c’è fiducia, certo, ma anche scelta e desiderio di essere visti.
Dal punto di vista pedagogico, siamo dentro pienamente alla prospettiva socio-costruttivista dove l’apprendimento e la relazione si costruiscono in uno spazio condiviso, a partire dai significati che i ragazzi portano. Accogliere quel fumetto significa partire non da ciò che vogliamo insegnare, ma da ciò che loro stanno già dicendo, anche senza parole. Ed è tutt’altra storia.
In quei momenti non serve interpretare troppo.
Serve esserci.
Chiedere.
Leggere.
Perché non ci stanno chiedendo di spiegare il fumetto.
Ci stanno chiedendo di conoscerli e riconoscerli, questi sono i prodromi di una relazione educativa vera.
A volte serve tempo perchè accada e quando succede è un successo da tenersi stretto.


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