Un’esplorazione urbana al mercato coperto con bambini di due anni. Bambini di un Nido di Milano.
Odori forti, consistenze inaspettate, il freddo improvviso di una cella frigorifera, le voci degli adulti che si abbassano per rispondere a sguardi curiosi.
Niente schede.
Niente obiettivi scritti su un foglio, solo un ambiente vivo e dei bambini lasciati liberi di incontrarlo con tutti i sensi.
Ogni stimolo sensoriale apre una porta all’apprendimento molto prima che la parola arrivi.
Il corpo conosce prima della mente.
L’emozione precede la comprensione.
Ma quello che mi ha colpita di più, ancora una volta, è un’altra cosa: quei bambini sono diventati visibili alla città. Le persone li guardavano e parlavano con loro al mercato così come per strada. Di solito i bambini piccoli attraversano lo spazio pubblico in silenzio, contenuti, trasportati, in attesa di essere grandi abbastanza. Oggi erano protagonisti.
La città li ha guardati.
Loro hanno guardato la città.
Questa è la pedagogia che mi interessa e ha un nome bellissimo, perchè non si limita a insegnare, ma vive e accompagna: la “pedagogia della presenza.”







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