“La carrozzeria di Felice” sembra il titolo di un albo illustrato e invece è un posto magico dove i bambini sognano, la mèta di un’esplorazione urbana.
“Dove si va?” chiedo al gruppetto che è salito sul cassonetto.
“Verso l’isola che non c’è”, mi risponde una di loro.
E la bellezza è tutta qui, in queste parole: un’Apecar parcheggiata e sgangherata diventa una tavolozza di colori, una superficie da esplorare, un viaggio da inventare.
Forse educare ed educarsi è proprio questo: non riempire gli spazi, ma lasciare che diventino mondi.
Oggi proverò anche io a cercare la mia “isola che non c’è”.






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