L’Osservatore non è mai neutrale

Da qualche giorno sono immersa nella lettura di un libri di osteopatia.

Mi sto prendendo cura della pagina social di ODM International per la parte Andragogica e ritengo doveroso conoscere sempre meglio come interfacciarmi sulle tematiche che riguardano l’Organizzazione che rappresento.
Non sono testi leggeri: parlano di corpo, di relazione, di percezione… ma soprattutto, in un capitolo sulla fisica quantistica, si introduce il tema del ruolo dell’osservatore.

Questo mi appassiona parecchio e, mentre leggo, mi torna alla mente uno dei primi concetti studiati in psicologia sociale: l’effetto Hawthorne e rifletto a come tutto sia davvero connesso.

L’effetto Hawthorne racconta come le persone cambino comportamento semplicemente perché si sentono viste.
“Mi guardano… allora mi impegno di più.”
Un principio talmente antico e intuitivo che esiste perfino un proverbio: “L’occhio del padrone ingrassa il cavallo.”

Sapere che qualcuno ci nota cambia il nostro modo di essere.

Mentre continuo a leggere, la similitudine si fa ancora più chiara.
Nella fisica quantistica si dice che l’osservatore modifica lo stato della particella.
Non c’è osservazione neutrale: il semplice misurare cambia ciò che si misura.
E io non posso fare a meno di sorridere, perché nella pedagogia — soprattutto con gli adulti — questa è una verità potente, quasi una legge non scritta.

In psicologia lo vediamo in tanti modi.
Con l’effetto Rosenthal, ad esempio: le persone cambiano realmente in base alle aspettative di chi le guarda.
“Se credo in te, tu inizi a credere un po’ di più in te stesso. “

“Effetto Pigmalione” è il nome metaforico e divulgativo dello stesso fenomeno, ispirato al mito di Pigmalione, lo scultore che dà vita alla sua statua grazie al proprio amore e alle proprie aspettative.

Se ti vedo capace, improvvisamente inizi a comportarti come tale.
È una profezia che si autoavvera, ma non per magia: per relazione.

Alla fine tutto converge nello stesso punto: quando osserviamo qualcuno, non siamo spettatori, siamo parte della scena.

Il nostro sguardo ha peso, risonanza, direzione.

Il nostro modo di vedere l’altro apre possibilità… o le chiude.
La nostra presenza cambia le dinamiche, il clima, le energie interne.

Esattamente come una particella subatomica, anche una persona risponde all’essere vista.

E allora mi dico che la pedagogia degli adulti, l’osteopatia, la fisica quantistica o la psicologia, per quanto sembrino mondi lontani, convergono su un’unica grande intuizione: osservare è già intervenire.

Vedere è già influenzare.

Attendere qualcosa è già generarla.

Ed è per questo che, in qualunque percorso educativo, terapeutico o formativo, la qualità del nostro sguardo diventa il primo vero strumento di cambiamento.

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Mi chiamo Samantha Peroni e sono supervisore, consulente e formatrice. 

Mi riconosco la capacità di fondere abilità e attitudini acquisite in ambiti diversi che adatto a situazioni nuove e confesso di avere una forte propensione all’apprendimento. 

Uso l’intelligenza empatica e detesto le “etichette”. 

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