Di rientro dal mio viaggio in Giappone ho portato a casa non solo foto e ricordi, ma un gesto antico, quasi impercettibile, che custodisce una grande verità.
Il tè degustato era il Matcha, polvere verde intensa che nasce da una tradizione zen fatta di silenzio, lentezza e piccoli riti.

La cerimonia si svolge in piccole stanze di legno, immerse in giardini di pietre e acqua.
Tutto è essenziale, naturale, pensato per evocare armonia, rispetto, purezza e tranquillità.
Ogni movimento è misurato, ogni dettaglio ha un senso.
E c’è un momento che mi ha colpito più di tutti.
La tazza migliore non viene offerta subito all’ospite, prima viene rivolta verso chi prepara il tè, e solo dopo presentata all’altro.
Un dettaglio che potrebbe sembrare un vezzo estetico, ma che racchiude un insegnamento profondo: prima di poter essere in armonia con l’altro, devo essere in armonia con me stesso.
Se non bevo io per primo, se non accolgo la mia interiorità, come posso donare qualcosa di autentico all’altro?
In pedagogia, lo sappiamo bene: non si può educare se non si è disposti ad auto-educarsi.
In psicologia, è chiaro: non ci si prende cura dell’altro senza prima prendersi cura di sé.
In studio funziona allo stesso modo: se io, come terapeuta, non sono centrato nel mio corpo, se non respiro profondamente, se non porto attenzione alla mia postura e alla mia energia, rischio di trasmettere tensione invece che sollievo.
Prima radico me stesso, poi posso accogliere l’altro. Prima ascolto il mio corpo, poi posso ascoltare quello altrui.
Accogliere davvero significa essere presenti, centrati, in equilibrio.
La tazza che si rivolge a sé stessi diventa così simbolo di radicamento, equilibrio, preparazione all’incontro.
Non è egoismo, ma un modo per centrarsi e poter davvero accogliere l’altro con rispetto e autenticità.
La cerimonia del tè ci insegna che la cura di sé non è un lusso, ma il primo passo per la cura dell’altro.
La prossima volta che berrai un tè, ricordalo: la tazza più bella è quella che ti insegna a voltarti prima verso di te…



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