E’ QUI LA FESTA?

Quando si conclude un percorso formativo, c’è un momento che spesso viene sottovalutato, ma che, in realtà, racchiude un profondo significato pedagogico: la festa, lo scambio informale, il tempo gratuito vissuto insieme.

Chiudere con un momento conviviale non è un “extra” facoltativo.

È parte integrante dell’esperienza educativa.

È il tempo del riconoscimento, in cui si celebra ciò che si è vissuto, ciò che si è imparato, ciò che si è diventati. È il momento in cui l’impegno trova il suo spazio di luce, in cui le fatiche si trasformano in memoria condivisa.

C’è qualcosa di profondamente educativo nello stare insieme senza ruoli, nel mangiare qualcosa, nel ridere, nel salutarsi con un po’ più di leggerezza. È lì che le relazioni si consolidano, che i partecipanti si riconoscono reciprocamente non solo come compagni di corso, ma come persone. È lì che il formatore si mostra anche come essere umano, e non solo come guida o riferimento. Questa dimensione relazionale autentica lascia tracce che nessuna slide può contenere.

Pedagogicamente, è un rituale di passaggio. Un ponte tra il “dentro” del gruppo e il “fuori” della vita quotidiana. Senza questo passaggio, spesso la formazione si spegne come una lezione che finisce. Con una chiusura festosa, invece, si ritualizza la separazione: si dà forma e senso alla fine. E lo si fa nella gratitudine.

Infine, c’è una componente sottile ma potente: l’apprendimento informale. Quando si è in un clima disteso, si osserva come ci si relaziona, come si sta nel gruppo, come si accoglie, come si saluta.

Tutto questo educa.

Tutto questo resta.

In un tempo in cui la formazione rischia di ridursi a contenuti e verifiche, una chiusura conviviale è un atto pedagogico controcorrente: ci ricorda che educare significa anche coltivare il senso, la relazione, la gioia di esserci stati.

Ed ecco che un ” Devi per forza assaggiare la torta che ho preparato apposta per te” è un’ espressione di gratitudine, attenzione e cura grande come una casa…

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Mi chiamo Samantha Peroni e sono supervisore, consulente e formatrice. 

Mi riconosco la capacità di fondere abilità e attitudini acquisite in ambiti diversi che adatto a situazioni nuove e confesso di avere una forte propensione all’apprendimento. 

Uso l’intelligenza empatica e detesto le “etichette”. 

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