
Titolo strambo, lo so, ma si adatta all’episodio di oggi che, professionalmente parlando, è un bel giorno.
Un giorno che segue un incontro, avvenuto ieri, con un’altra adolescente che mi ha lasciato l’amaro in bocca e di cui, prima o poi, scriverò.
Durante l’attività con la scheda Feuerstein, la ragazza che era con me ha manifestato inizialmente difficoltà nel procedere con fluidità, rispetto alle volte precedenti. L’attività è stata completata solo in parte, ma a differenza di situazioni analoghe nel passato – in cui avrebbe reagito con scoraggiamento, tristezza o autodenigrazione – ha verbalizzato in modo proattivo un possibile adattamento della scheda: ha proposto di colorare le figure in modo diverso “per confondersi meno” e ha affermato che per lei “è importante trovare nuove strategie così da venirne fuori dalle situazioni”.
Questo mi ha fatto pensare.
Il suo comportamento evidenziato un importante progresso in tre aree fondamentali dello sviluppo educativo, dal mio punto di vista.
In primis ha apportato una ristrutturazione cognitiva dell’errore:
non lo interpreta più come un segnale della propria inadeguatezza, ma come una difficoltà momentanea da affrontare con strumenti alternativi. Ciò denota l’inizio di un passaggio da una mentalità fissa (“non sono capace”) a una mentalità di crescita. Ancora più potente questa ristrutturazione cognitiva se penso che a “so fare” prima abbinava il concetto di “Valgo” e a “non so fare”, “non valgo”.
Contemporaneamente questo sottolinea come ci sia stata un’attivazione del pensiero metacognitivo, perchè la proposta di modificare il materiale indica che ha preso coscienza delle proprie modalità cognitive e ha iniziato a riflettere attivamente su come migliorarle. Questo è un chiaro segnale di avvio del pensiero autoregolativo, che le consente di diventare soggetto attivo del proprio apprendimento.
Inoltre, è indubbio che stia crescendo il senso di autoefficacia:
Attraverso la sperimentazione di strategie personali e adattive, sta costruendo un’immagine di sé come persona capace di affrontare e superare gli ostacoli, anche senza ricorrere a soluzioni “standard”. Questo incremento dell’autoefficacia è un obiettivo educativo centrale, poiché condiziona profondamente la motivazione scolastica e l’autostima.
Per me l’episodio osservato rappresenta un momento significativo nel percorso educativo. L’inciampo operativo non ha innescato una reazione di blocco o rifiuto, ma ha stimolato una risposta creativa, attiva e riflessiva.
Questo è un comportamento da valorizzare e sostenere, perché riflette l’interiorizzazione di una visione costruttiva dell’errore, il potenziamento del pensiero metacognitivo e una maggiore fiducia nelle proprie risorse.
“Tanta roba!” posso dirlo?


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