Papa Francesco ha insegnato anche a me.

Oggi, in occasione del suo funerale, salutiamo un uomo illuminato: Papa Francesco.

Fra le molte riflessioni che ha proposto, una mi ha sempre colpito, quella con cui esortò il clero di Roma il 28 marzo 2013 per dare il senso della missione del sacerdote:” (…) vi chiedo di essere pastori con “l’odore delle pecore”, pastori in mezzo al proprio gregge, e pescatori di uomini” … ma queste parole le sento incarnate anche per la mia professione.

Come il pastore descritto da Papa Francesco, la mia professione non è quella di un tecnico distante, né quella di un teorico chiuso nella propria torre d’avorio, ma, piuttosto, una presenza viva, coinvolta, incarnata nella vita delle persone che accompagna.
“Portare l’odore delle pecore” significa abitare davvero le relazioni educative, camminare insieme, condividere fatiche e speranze, entrare in empatia profonda con chi si incontra sul proprio cammino professionale, lasciare una scia di profumo particolare, riconoscibile, così come “riconoscibile” deve essere ‘operato di chi lavora accanto agli altri.

I pastori non conducono da lontano, ma sono in mezzo al gregge, così anche un educatore o un pedagogista autentico non guida da sopra, ma si pone accanto in prossimità, condivide, si rattrista, gioisce insieme a chi è posto accanto. Questo implica saper ascoltare senza giudizio, anche quando ciò che si ascolta è disordinato, incerto, fragile. Significa saper accettare di essere trasformati dall’incontro con l’altro, rinunciando alla pretesa di avere risposte pronte e mettersi in gioco, “sporcarsi le mani con la realtà”, rimanendo fedeli a un’etica del coinvolgimento e della cura, imparare a “essere con”, cioè a essere in una logica relazionale, narrativa e dialogica, accogliendo la complessità, le ferite, le contraddizioni dell’altro senza categorizzare.

Un pedagogista “con l’odore delle persone” è una presenza viva, umana, fallibile, ma vicina. È colui che non teme il coinvolgimento affettivo, ma sa sostenerlo con professionalità e rispetto.

E’ una persona credibile.

Autentca.

Non perfetta.

Qualcuno che fa per primo, prima di chiedere all’altro e cos’ facendo esercita un modelling.

E’ una persona che ha funzione di scaffolding, cioè significa fungere da impalcatura di sostegno lungo il processo di apprendimento e crescita, fornendo gli aiuti necessari affinché la persona possa compiere da sola compiti che altrimenti le risultano troppo difficili. Il termine, mutuato dall’edilizia ( e come figlia di costruttore edile apprezzo tutto ciò che crea connessioni -anche solo linguistiche- tra sfere diverse), è stato introdotto in pedagogia da Wood, Bruner e Ross (1976) e si radica nella teoria socio-culturale di Lev Vygotskij (1934) – in particolare nella nozione di “zona di sviluppo prossimale” : l’area di competenze che un individuo non riesce ancora a gestire da solo, ma può padroneggiare con un adeguato supporto.

In questa prospettiva, l’autenticità diventa valore pedagogico: non si educa con le formule, ma con la verità del proprio esserci.

Questo approccio può essere collegato a molte riflessioni in ambito educativo:

  • Janusz Korczak, che viveva con i bambini e li accompagnava fino alla fine, incarnando la pedagogia della prossimità.
  • Danilo Dolci, con la sua idea di “educare interrogando”, dove la relazione si costruisce nell’ascolto profondo dell’altro.
  • Caterina Di Chio, che invita a “abitare la fragilità”, facendone spazio relazionale e di senso.
  • Andrea Canevaro, per cui il pedagogista deve essere “artigiano delle relazioni”, capace di stare dentro la realtà con umiltà e attenzione.

Accogliere l’invito a “portare l’odore delle pecore” nella professione pedagogica significa vivere un’educazione incarnata, prossima, autentica, significa, in fondo, educare con empatia e presenza, sapendo che l’altro non si cambia dall’esterno, ma si accompagna nel cammino, passo dopo passo, vita dopo vita.

Felice di averlo incontrato e conosciuto nel mio cammino, non posso che unirmi alla standing ovation con cui l’ho incontrato la prima volta di persona!

Tag

Lascia un commento

Mi chiamo Samantha Peroni e sono supervisore, consulente e formatrice. 

Mi riconosco la capacità di fondere abilità e attitudini acquisite in ambiti diversi che adatto a situazioni nuove e confesso di avere una forte propensione all’apprendimento. 

Uso l’intelligenza empatica e detesto le “etichette”. 

Chi Sono >