DIVENTARE TRASPARENTE…

“Il compito di un genitore, così come quello di un insegnante, è quello di diventare trasparente”.

Questa frase, così intensa e profonda, porta con sé un’immagine potente del compito genitoriale come atto d’amore estremo e silenzioso, ed è carica di significati pedagogici, affettivi ed evolutivi. Chiunque mi conosca da un punto di vista professionale sa che ripeto spesso questa affermazione e che l’ho fatta mia anche nel privato, oltre che nel lavoro di docente.

Ogni madre e ogni padre, nel crescere un figlio, è chiamato ad affrontare un lento processo di “decentramento”, passando dal ruolo centrale, totalizzante dei primi anni, a quello via via più sfumato, più silenzioso.
Diventare trasparente non significa scomparire, ma esserci in modo diverso: come presenza discreta, fiduciosa, non invadente.
Questa riflessione può smuovere emozioni profonde: orgoglio e malinconia, amore e rinuncia.
È una forma di amore adulto, che accetta la separazione come naturale, che non trattiene, ma accompagna. Il compito educativo è quello di accompagnare i bambini a diventare autonomi e a poter camminare da soli nel mondo, facendo sì che la figura adulta diventi via via meno centrale, ma mai assente.
Come pedagogista, questo mi fa pensare che è un impegno continuo a lavorare sull’autonomia dell’altro e non sul suo controllo, mi fa pensare che la fiducia dimostrata sia un sostegno nell’espressione delle potenzialità dell’altro, senza innescare dipendenze emotive o affettive. È un’educazione all’auto-orientamento e alla resilienza, quindi un’educazione sostenibile anche nel lungo periodo.

Ma…quando abbiamo fatto davvero bene il nostro lavoro, il risultato è che il bambino, o il discente, può farcela anche senza di noi.
E questo, pur essendo il successo educativo più alto, è anche il momento in cui dobbiamo fare i conti con un vuoto, una perdita simbolica.
Accettarlo richiede maturità emotiva, consapevolezza e la capacità di trasformare la relazione in una forma più sottile, ma altrettanto potente.

Non è immediato.

Non è semplice.

Non è scontato.

Richiede tempo e cura per se stessi.

Io sto intraprendendo questo percorso e sto imparando un nuovo modo di volermi bene.

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Mi chiamo Samantha Peroni e sono supervisore, consulente e formatrice. 

Mi riconosco la capacità di fondere abilità e attitudini acquisite in ambiti diversi che adatto a situazioni nuove e confesso di avere una forte propensione all’apprendimento. 

Uso l’intelligenza empatica e detesto le “etichette”. 

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