SELF CARE

“Non voglio rovinare il rapporto con mio marito, per questo ho deciso di venire e parlarle…”

Inizia così il colloquio con la mamma di una bambina con disabilità sensoriale, a pochi giorni dalla festa degli innamorati, e questa sincronia mi pare una tenerezza d’altri tempi.

La disabilità di un familiare obbliga a guardarsi dentro.

Lo so bene poiché l’ho vissuto in prima persona.

Passato il ciclone dell’urgenza di “fare”, si resta disorientati e non è sempre facile chiedere aiuto.

Sentirsi sopraffatta dalla gestione quotidiana della disabilità della figlia, di come questo abbia cambiato il rapporto con il marito e di quanto si senta sola nella loro relazione, può essere un punto di partenza per esplorarsi.

Così come scegliere di partire descrivendo il senso di colpa per il tempo che dedica alla figlia, trascurando il marito e persino sé stessa potrebbe diventare un altro modo per crescere.

Forse questa donna teme che l’amore tra lei e il suo uomo stia svanendo sotto il peso delle responsabilità e della fatica.

Forse ha paura che il loro rapporto si riduca solo a una gestione pratica della vita quotidiana o potrebbe percepire anche una profonda tristezza nel sentire che non c’è più spazio per la leggerezza, la complicità e l’intimità di una volta.

Qualsiasi sia stato l’incipit di partenza a spingerla nel profondo c’è il desiderio di salvare il suo rapporto di coppia, ma anche il bisogno di sentirsi vista, ascoltata e supportata come donna, non solo come madre.

Il mio compito è normalizzare la fatica di stare a fianco della disabilità, senza colpevolizzarsi, ma lavorando sull’auto-compassione e sull’importanza di avere uno spazio per sé stessi, senza sentirsi in dovere di essere sempre forte per tutti e in qualsiasi situazione, cosa che invece viene data spesso per scontata.

Un percorso di rinascita che farà bene anche a me ripercorrere.

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Mi chiamo Samantha Peroni e sono supervisore, consulente e formatrice. 

Mi riconosco la capacità di fondere abilità e attitudini acquisite in ambiti diversi che adatto a situazioni nuove e confesso di avere una forte propensione all’apprendimento. 

Uso l’intelligenza empatica e detesto le “etichette”. 

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