DETTAGLI

In studio ho notato subito, fin dal suo arrivo, un piccolo dettaglio: un cuore e un nome di ragazzo, tracciati con inchiostro blu sulla mano della dodicenne che mi siede di fronte. È un segno spontaneo, un gesto antico e senza tempo che racconta di emozioni acerbe, di battiti accelerati e pensieri segreti.

Ma vedo oltre l’inchiostro: colgo il bisogno di appartenenza, il desiderio di sentirsi speciale per qualcuno, l’inizio di un’affettività che si sperimenta ancora in modo ingenuo, ma che già inizia a modellare l’identità. Vedo una bambina che si affaccia con curiosità e timore all’adolescenza, esplorando sentimenti nuovi senza ancora conoscerne le sfumature più complesse.
Il mio lavoro si basa sull’osservazione dei dettagli, a volte mi sento un detective, altre un archeologa in cerca di tracce su mondi sommersi.

Forse quel nome è un rifugio, una fantasia, un sogno che riempie i pensieri nei momenti di solitudine. Forse è un piccolo atto di ribellione, una dichiarazione silenziosa d’indipendenza emotiva. O forse è semplicemente la traccia visibile di un’innocente cotta scolastica, un rito di passaggio verso un mondo che si fa ogni giorno più grande.

Non dico nulla subito, non giudico. Scelgo di accogliere quello scarabocchio come una porta socchiusa sul mondo interiore di questa ragazzina. Mi sfugge solo:“Quel nome dev’essere importante per te…” che apre al dialogo, ma non “invade”, perché quel piccolo cuore a penna in realtà parla da solo e mi rende consapevole che a dodici anni, certi segreti sono preziosi proprio perché restano scritti solo sulla pelle, per poi svanire, come l’inchiostro, nel tempo che passa.

Il cuore e quel nome si intrecciano perfettamente con la data di domani, San Valentino.

Chissà se per la piccola donna che ho di fronte questa ricorrenza potrebbe essere qualcosa di nuovo, un’emozione incerta e intensa allo stesso tempo. Forse è il primo anno in cui la sente davvero sua, in cui si chiede se quel nome scritto sulla pelle sarà lo stesso che leggerà su un bigliettino segreto o su un messaggio inviato con esitazione. Forse è il primo San Valentino in cui si accorge di cosa significhi sentire il batticuore per qualcuno, fantasticare su uno sguardo, su un sorriso rubato nei corridoi della scuola.

Per me questo 14 febbraio si lega alla tenerezza e alla fragilità di chi si affaccia all’amore per la prima volta, spesso con più domande che risposte.

E so che per molte ragazze, il 14 febbraio può essere un giorno di gioia ma anche di insicurezze, di attese non corrisposte, di primi piccoli dolori emotivi.

Mi chiedo se domani quella mano riceverà un’altra scritta oppure, se quel nome svanirà senza lasciare traccia, come un’onda che si ritira silenziosa sulla riva, lasciando spazio a nuove scoperte, a nuove emozioni. Perché l’amore, a dodici anni, è ancora un libro tutto da scrivere, fatto di piccole tracce d’inchiostro destinate a sbiadire, per poi tornare più forti, in altre forme, nel tempo.

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Mi chiamo Samantha Peroni e sono supervisore, consulente e formatrice. 

Mi riconosco la capacità di fondere abilità e attitudini acquisite in ambiti diversi che adatto a situazioni nuove e confesso di avere una forte propensione all’apprendimento. 

Uso l’intelligenza empatica e detesto le “etichette”. 

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