Sono una formatrice e in ogni mio corso cerco di utilizzare la metodologia del “Learning by doing” perchè ritengo sia parte integrante di un processo di apprendimento efficace. Per questo motivo utilizzo le attivazioni durante la formazione: sono strumenti che aiutano a rendere il processo di apprendimento dinamico, coinvolgente e significativo.
Le attivazioni rompono la modalità passiva dell’ascolto e rendono i partecipanti protagonisti della formazione, permettendo loro di sperimentare, riflettere e costruire attivamente la conoscenza.

Inoltre, attraverso attività pratiche, giochi di ruolo, discussioni guidate o simulazioni, i partecipanti analizzano situazioni reali, collegano le informazioni alla loro esperienza e sviluppano nuove prospettive. Spesso si generano insight.
La modalità stessa della sperimentazione favorisce l’interazione e il confronto tra i partecipanti, stimolando il cooperative learning, lo scambio di idee e la costruzione condivisa di saperi. Come in una moderna comunità di pratica discente e docente scambiano saperi e si arricchiscono di conoscenze e consapevolezza. Non va dimenticato che le esperienze pratiche e coinvolgenti creano un imprinting più forte nella memoria, rispetto a una semplice esposizione teorica. Il cervello apprende meglio quando l’informazione è vissuta attivamente, questo anche perchè le attivazioni permettono di adattare l’apprendimento a diversi stili cognitivi (visivo, uditivo, cinestesico), consentendo a tutti di trovare modalità efficaci per assimilare i contenuti.
Quando i partecipanti sono attivamente coinvolti, aumenta la loro attenzione e motivazione, rendendo la formazione più piacevole ed efficace. Ad esempio,
se il tema della formazione è la gestione dei conflitti, invece di limitarsi a spiegare la teoria, è possibile proporre un role-playing in cui i partecipanti simulano una situazione problematica e sperimentano strategie di mediazione. Questo permetterà loro di mettere in pratica le conoscenze e interiorizzarle in modo più efficace.
Oggi ho condotto una formazione sulla disabilità sensoriale e ho proposto un’attivazione: bendarsi e tracciare un ritratto al buio di sé stessi.
Hanno vissuto, anche se per poco tempo, la condizione di chi non può affidarsi alla vista, comprendendo le difficoltà quotidiane delle persone con disabilità visiva. Sicuramente si è accesa una riflessione su come cambia la percezione di sé e dello spazio in assenza di un senso così dominante. Hanno dovuto fare affidamento su altri sensi (tatto, propriocezione, memoria corporea) per tracciare il proprio volto: la mente cerca strategie compensative per orientarsi in un compito che normalmente svolgiamo con la vista. Molti hanno sperimentato un senso di incertezza, difficoltà o smarrimento, comprendendo quanto possa essere impegnativo svolgere attività quotidiane senza il supporto della vista. Dopo l’attività, i corsisti hanno preso maggiore consapevolezza delle barriere (fisiche, comunicative, sociali) che le persone con disabilità visiva affrontano.
Questa esperienza ha favorito una riflessione profonda e personale sul significato della disabilità sensoriale, spingendo a guardare la realtà con occhi diversi – o in questo caso – a sentirla e comprenderla oltre la vista.
Le attivazioni sono esperienze di apprendimento pratico, che rendono la formazione più concreta, partecipativa e generativa.


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